Totus Tuus - Associazione Maria Regina dei Cuori

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Totus Tuus

Giovanni Paolo II

Totus Tuus ego sum et omnia mea Tua sunt. Accipio Te in mea omnia. Praebe mihi cor tuum, Maria.



Lo stemma del Totus Tuus


Lo stemma del Totus Tuus trova la sua fonte nella rappresentazione simbolica del testo del Vangelo, nel quale Gesù sulla Croce affida la Madre al suo discepolo prediletto e il suo discepolo alla Madre. Infatti Giovanni Paolo II spiega personalmente il senso del simbolo: «Com’è noto, il mio stemma episcopale, che è l’illustrazione simbolica del testo evangelico, appena citato, il motto Totus Tuus è ispirato alla dottrina di san Luigi Maria Grignion di Monfort». Lo stemma rappresenta l’atteggiamento di accoglienza da parte del Discepolo del dono di Maria come atto d’amore e, allo stesso tempo come dono di sè. Un atto di accoglienza e di dono che diventano pienezza di  vita reciproca. Questo simbolo costituisce il proprium della spiritualità cristocentrica e mariana, contenuta nel Trattato della Vera Devozione alla Santa Vergine, scritta dal santo Luigi Maria Grignion di Monfort. E’ in tale capolavoro che è racchiusa la sintesi di tutta la sua dottrina spirituale e che ha ispirato profondamente il beato Giovanni Paolo II, tanto da lasciarsi forgiare dall’azione sapiente di questa dottrina. Proprio il Totus Tuus è quel filo che lega tutte le tappe formative della vita del beato Karol, quel «filo mariano» di un continuo cammino verso la santità. «Tutto tuo», due parole che sono una preghiera indirizzata a Gesù per mezzo di Maria, per mezzo del suo Cuore Immacolato: una preghiera che è atto d’amore come dono totale di sé. Una preghiera breve ed essenziale che ha animato tutta la vita di Karol, totalmente donata al Signore, alla Chiesa e a tutti gli uomini, continuamente vissuta con Maria come Madre. Il beato dedicherà due scritti sul senso e il significato del «Totus Tuus», a partire da Dono e Mistero, un libro autobiografico scritto nel 1996 in occasione del 50° anniversario del suo sacerdozio, e la Lettera ai Religiosi e alle Religiose delle Famiglie Monfortane scritta nel 2003. Nella prima opera racconta di aver conosciuto il Trattato del Monfort all’età di vent’anni. Sarà, infatti, un laico fervente nella fede, animatore del Rosario vivente in una parrocchia di Cracovia, di professione sarto, Jan Tyranowski a fargli conoscere il capolavoro del Monfort, negli anni durissimi dell’occupazione nazista in Polonia (1939). Karol lavorava come operaio alla Solvay e nel suo lavoro, andava progressivamente scoprendo la sua vocazione al sacerdozio. Prima di conoscere il Trattato, era consapevole del filo mariano che aveva guidato tutta la sua vita fin dall’infanzia, nella sua famiglia, nella sua parrocchia. La scoperta del Trattato, conferma definitivamente la sua idea. Negli anni della sua giovinezza, afferma infatti, di aver messo in discussione il culto per Maria, ritenendo che esso, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere la supremazia del culto a Cristo. Il  Trattato della Vera Devozione della Santa Vergine svolge un ruolo fondamentale nei i suoi interrogativi, trovando così le risposte alle perplessità. «Sì, Maria avvicina a Cristo, ci conduce a lui, a condizione che si viva il suo mistero in Cristo». Egli definisce il Monfort un  «teologo di classe». E’ da questa fervida riscoperta che nel suo totale affidamento, Karol pregherà sempre così in latino Maria: «Totus Tuus ego sum et omnia mea Tua sunt. Accipio Te in mea omnia. Praebe mihi Cor tuum, Maria». E che significa «Sono tutto tuo e tutto ciò che è mio è tuo, Ti prendo per ogni mio bene. Dammi il tuo Cuore, o Maria». Questa formula, il beato Karol Wojtyla la riportava costantemente e fedelmente sulle prime quattro pagine dei suoi manoscritti, scritte per la prima volta dal Monfort nelle pagine finali del Trattato (ispirate dal Vangelo di Giovanni), quando il santo invita il fedele a vivere  la  Comunione eucaristica con Maria e in Maria. La formula di affidamento diventa la linea direttrice da seminarista, sacerdote vescovo e pontefice. Quando Pio XII lo nomina nel 1958 vescovo ausiliatore di Cracovia, sceglie già il Totus Tuus come motto episcopale (simbolo evangelico), insieme allo stemma che simboleggia Cristo Redentore e Maria accanto a lui, lo stesso che conserverà come papa. La Lettera ai Religiosi e alle Religiose delle Famiglie Monfortane, infine, si esprime in un senso ecclesiologico e in uno cristologico. Quest’ultimo risulta più illuminante per comprendere il significato teologico del Totus Tuus, nel quale vien fuori l’insegnamento del Trattato, nel suo significato cristocentrico, sotto il titolo di «Ad Jesum per Mariam». Alla luce di questo insegnamento è possibile comprendere più profondamente «l’esistenza teologica» di Wojtyla, vissuta con Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa. Attraverso il Totus Tuus, Luigi Maria insegna a vivere la santa comunione con Maria.
La formula del Totus Tuus, come già detto è un simbolo evangelico, infatti il Monfort si riferisce al Vangelo di Giovanni 19, 27, dal quale viene profondamente ispirato. Il Totus Tuus, prosegue così: «Accipio te in mea omnia» («Ti prendo come ogni mio bene», che è l’appropriazione personale del Vangelo secondo Giovanni: «Accipit eam discipulus in sua» («Il discepolo la prese con sé»). Maria è un dono che il discepolo riceve continuamente da Gesù stesso e che accoglie nel dono di sé, espresso nelle parole «Totus Tuus ego sum», («Io sono tutto tuo»). Il Monfort si riferisce a Gesù, identificandosi con il discepolo Giovanni. Sinteticamente Luigi Maria esprime in questo modo una delle grandi leggi della vita spirituale: la necessità del dono di sé per accogliere il Dono di Dio. E’ solo nel dono totale di sé, espresso nel Totus Tuus, che il discepolo può accogliere il Dono di Dio: il dono del Padre che dà il suo Figlio e lo Spirito del suo Figlio, il dono del Figlio che dà se stesso e che dà lo Spirito e che dà sua Madre, ed anche il dono di Maria che dà il Figlio e che dà se stessa. Ma questo dono di Maria viene sempre da Gesù e porta sempre a Gesù. E’ in questa centralità di Cristo, che trova senso l’ultima frase della formula di affidamento: «Praebe mihi Cor Tuum, Maria», («dammi il tuo Cuore, o Maria»). Non si tratta principalmente di amare Maria ma piuttosto di amare Gesù con il Cuore di Maria, e in Lui di amare il Padre e lo Spirito Santo, la Chiesa e tutti gli uomini.


1 Dono e Mistero, pp. 38-39.
2 Trattato della Vera Devozione a Maria



 
 
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