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La luce di un santo

Giovanni Paolo II

La luce di un Santo

Giovanni Paolo II ha vissuto nella Luce piena del Vangelo, prendendo come suo faro, dal quale continuamente e fiduciosamente si è lasciato guidare, la Croce di Cristo Gesù. I raggi di questo fenomeno divino che si umilia, nascosto dalla umanità di Gesù, la morte sulla croce, hanno sfolgorato misericordiosamente la vita del Santo. Ha detto il suo "Sì" alla sofferenza per mezzo della tenera devozione alla Madre di Gesù. Il segreto della sua Santità: la Croce e Maria. Non possiamo comprendere la sofferenza e l’offerta della Croce, se prima non meditiamo sulla sofferenza di colei che ha generato l’agnello innocente, nel silenzio profondamente doloroso e pienamente disponibile ad accettare la volontà di Dio. E’ Maria la prima testimone della sofferenza del suo Figlio, il Cristo, ed è per i dolori di una madre, di «questa» Madre che dobbiamo passare, per immergerci nel totale annientamento di Gesù, nel suo «Olocausto», dice Teresa di Lisieaux. Maria ci conduce per mano a questo insondabile mistero della nostra fede. In Cristo vero Dio e vero Uomo, viene rivelata tutta la verità di Dio e dell’uomo, di Dio Trinità, Dio Amore e dell’uomo immagine e somiglianza di Dio Amore, comunione di persone. Giovanni Paolo ha meditato costantemente con la sua vita, questa sofferenza, prendendola con sé e accettandola come compagna della sua vita, per la salvezza del mondo da catastrofi naturali che avrebbe coinvolto tutta l’umanità. Ha imitato costantemente Maria, nel suo sacrificio della fede. Possiamo parlare di una continua vita «contempl-attiva», l’agire per il prossimo, come il frutto della sua ininterrotta meditazione sulla vita di Cristo. Egli è stato un missionario, un mistico, un pensatore e un poeta. Si è formato alla scuola dei santi ( specialmente di san Luigi Maria Grignion di Monfort, di San Giovanni della Croce e di San Tommaso ), ha dato nel suo pontificato un nuovo posto ai santi, considerati non solo come esempi di perfezione, ma anche come i migliori teologi, cioè conoscitori di Dio, anche se non avevano studiato la teologia accademica. Esempio lampante è la proclamazione di santa Teresa di Lisieaux Dottore della Chiesa, «come esperta della scientia amoris» (Novo Millennio Ineunte, n. 42). Nella stessa Lettera Pontificia, santa Teresa è presentata insieme a santa Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, come rappresentante eminente della «teologia vissuta dei santi». Questa teologia dei Santi sarà poi continuata da Benedetto XVI. I Santi ci riportano sempre al Vangelo e a tutta la Scrittura. La loro interpretazione del Vangelo consiste nel fatto di viverlo nella più intima comunione con Gesù della fede, la speranza e l’amore.


 
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